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giuditta di sandro botticelli

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libro sulle opere di botticelliAlessandro Cecchi, esperto del Rinascimento fiorentino, ripercorre in questa monografia tutta la vita di Botticelli, dalla sua formazione nella bottega di Filippo Lippi alle opere della tarda maturità. Accanto a un ricco apparato iconografico, incentrato molto sui dettagli, il volume offre novità attributive e documenti inediti.

Collana: Grandi libri d'arte

Pagine: 381

ISBN: 887179480X Data pubblicazione: 2005 - Maggiori informazioni

 

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"La Primavera"

Massima rappresentazione del raffinato clima intellettuale della corte di Lorenzo il Magnifico, questo quadro, dipinto da Botticelli nel 1478 per la villa di Castello di Lorenzo e Pier Francesco de' Medici e oggi conservato agli Uffizi di Firenze, esprime con grande eleganza e intensità la tensione ideale della Firenze umanistica, volta a trasformare, platonicamente, la realtà in bellezza e mito.

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musei sandroo botticelli

I MUSEI CHE OSPITANO I CAPOLAVORI DEL BOTTICELLI

> Accademia Carrara di Bergamo

> Pinakothek di Monaco

> Cappella Sistina di Città del Vaticano

> Galleria Nazione di Capodimonte

> Gemäldegalerie di Dresda

> Glasgow Art Gallery di Glasgow

> Isabella Stewart Gardner Museum di Boston

> Lindenau-Museum di Altenburg, Germania

> Metropolitan Museum of Art di New York

> Musée du Louvre di Parigi

> Musée du Petit Palais di Avignone

> Musée Fesch di Ajaccio

> Museo del Prado di Madrid

> Museo Poldi Pezzoli di Milano

> Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles

> Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza

> Museum of Art di Philadelphia

> National Gallery di Londra

> Palazzo Pitti di Firenze

> Pinacoteca di Brera

> Städelsches Kunstinstitut di Francoforte

> Victoria and Albert Museum

 

 

Giuditta di Sandro Botticelli

 

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giuditta di sandro botticelli

(PER VISUALIZZARE L'IMMAGINE AD ALTA DEFINIZIONE CLICCA QUI)

 

Oloferne, assediava la città di Betulia. Come estremo riguardo di tiranno ne richiedeva la resa entro tre giorni o la distruzione.

Giuditta, saggia vedova ebrea, venne ispirata dal cielo di uccidere Oloferne. A ucciderlo doveva essere lei, creatura indifesa, perciò insospettabile. Oloferne era sensibile alle grazie femminili. Per porre in atto la sua ispirazione, doveva uscire fuori dalle mura e di notte. Non poteva lasciare sola la città, così venne accompagnata daal nutrice. Le donne si avvicinarono agli accampamenti nemici, dove le sentinelle le fermarono e le imprigionarono. Giuditta viene condotta davanti al generale. Oloferne impone di seguirlo nella tenda. Giuditta fida nel vino che il soldato berrà fino a farsi uccidere nella notte.

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Al mattino, le sentinelle, trovano il suo corpo disteso in un’orribile morte, lasciando il corpo dal collo mozzato e ancora sanguinante.

Camminando parallele al bordo del costone roccioso, da sinistra a desta, le due donne si muovono sinuosamente, l’una dietro l’altra, in relazione diretta e reciproca. Le forme dell’ancella hanno una loro ragione d’essere non separatamente ma unitamente a quelle di Giuditta: le parti avanzanti della prima si inseriscono nelle rientranze della seconda. Anche il ramoscello d’olivo e l’albero riprendono a accompagnano l’andamento del corpo di Giuditta; e la spada, ancora insanguinata, conclude tondeggiando l’armonica composizione del busto, delle braccia e del viso. La linea curveggiante viene creando dei rapporti sintattici sul piano non in profondità, ma singole immagini disegnate continuativamente.

Quando Botticelli ha concepito la duplice scena, ha diviso i soggetti come parti in un mondo diverso. Oloferne apparteneva alla guerra, alla violenza, ai suoi soldati attendati fuori le mura. Giuditta, con la testa di Oloferne nelle mani a certificarne l’uccisione. Simbolo di pace per la sgomenta città. Giuditta reca in una mano la spada, strumento di morte, e nell’altra un ramo d’olivo, segno di pace.

Il viso della giovane tradisce una forte emozione, triste al ricordo della macabra scena. Botticelli accentua qui la sua natura travagliata. Nell’animo di Giuditta trasferisce quei dubbi esistenziali che lo tormentano.

Giuditta, come frastornata in un paesaggio freddo e distante, evita anche lo spettatore. Suoi occhi fissano un punto lontano, inesistente. La libertà, pagata così a caro prezzo; la vita, la sua e di tutta Betulia, barattata con la morte, una sola ma ugualmente una violenza innaturale. Tutti gli artisti descriveranno Giuditta con questo gesto definitivo.